La Mia Parrocchia
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Come fare il sito della parrocchia: cosa serve davvero

La Mia Parrocchia5 min di lettura

Molte parrocchie hanno un sito fatto anni fa da un volontario volenteroso, poi rimasto fermo: gli orari sono quelli dell'inverno scorso, l'ultimo avviso risale a Pasqua e nessuno ricorda la password. Eppure il sito è il primo posto dove una persona nuova in zona, una famiglia che cerca il catechismo o un anziano che vuole sapere l'orario della Messa va a guardare.

Fare un buon sito non richiede un informatico. Richiede di sapere quali cose mettere e di poterle aggiornare in due minuti. Vediamo da dove partire.

Le cinque cose che il sito deve dire subito

Chi apre il sito cerca quasi sempre le stesse informazioni. Se le trova nella prima schermata, il sito ha già fatto il suo lavoro.

  • Gli orari delle Sante Messe, feriali e festive, con la chiesa se ce n'è più di una. Sono la richiesta numero uno.
  • Le confessioni e gli orari della segreteria: quando e dove trovare il sacerdote o chi risponde al telefono.
  • I contatti: indirizzo, telefono, email. Meglio un numero solo e sicuro che cinque numeri vecchi.
  • Gli avvisi: le comunicazioni della settimana, quelle che oggi finiscono sul foglietto o in un gruppo WhatsApp.
  • Gli eventi: sagra, ritiri, incontri, processioni, con data, ora e luogo.

Tutto il resto viene dopo. Se dovete scegliere tra una galleria fotografica e gli orari aggiornati, scegliete gli orari.

Raccontare chi siete, senza esagerare

Una pagina "Chi siamo" semplice vale più di dieci pagine ricche di testo. Bastano:

  • due o tre paragrafi sulla storia della parrocchia e della chiesa;
  • il nome del parroco e dei sacerdoti che prestano servizio;
  • i gruppi attivi (coro, catechismo, Caritas, scout, giovani) con un referente a cui scrivere.

I gruppi sono spesso la parte più utile per chi cerca di inserirsi: una famiglia che si è appena trasferita non sa a chi chiedere, e un nome con un contatto fa la differenza.

Un indirizzo che si capisce e si ricorda

Quanto è facile da scrivere e da dire a voce l'indirizzo del sito? Un indirizzo come "sito.gratuito.example/pagina-di-prova-17" non si ricorda e non ispira fiducia. Un indirizzo con il nome della parrocchia, per esempio sangiuseppe.it, si legge dal foglietto, si comunica dall'altare e si trova a memoria.

Due consigli pratici:

  1. Il dominio dovrebbe essere intestato alla parrocchia, non al volontario che l'ha registrato. Se la persona si trasferisce o si stanca, il sito non deve sparire con lei.
  2. Se non volete ancora un dominio proprio, partite da un indirizzo gratuito della piattaforma e passate più avanti a uno personalizzato: le informazioni che avete già inserito restano.

Aggiornare il sito senza chiamare nessuno

Questo è il punto in cui la maggior parte dei siti parrocchiali muore. Se per cambiare un orario serve telefonare a chi l'ha costruito, prima o poi non lo si fa più.

Un sito pensato per le parrocchie deve funzionare così:

  • si accede con la propria email, da computer o da telefono;
  • si scrive un avviso come si scrive un messaggio, con un titolo, un testo e se serve un'immagine;
  • per gli orari si compilano dei campi, non si modifica una pagina;
  • ogni collaboratore vede solo ciò che gli compete: la segretaria gli avvisi, il catechista il suo gruppo, il parroco tutto.

Nel gestionale de La Mia Parrocchia, per esempio, gli orari si inseriscono in una scheda dedicata e il sito li mostra da solo nella pagina giusta, e le notizie si possono programmare e scadono quando non servono più. Il vantaggio è che il sito non invecchia: non dipende da una sola persona.

Cosa non mettere

Alcune cose è meglio lasciarle fuori.

  • Dati personali di fedeli o minori senza consenso: foto riconoscibili di bambini, elenchi con nomi e telefoni. Il sito è pubblico.
  • Informazioni che cambiano ogni mese e che nessuno aggiornerà. Meglio una pagina in meno che una pagina sbagliata.
  • Troppi menu. Se il menu ha quindici voci, i fedeli non trovano niente. Cinque o sei voci chiare bastano.

Una routine di cinque minuti a settimana

Un sito vivo è questione di abitudine più che di strumenti. Una buona routine è:

  1. Il lunedì, pubblicare l'avviso della settimana.
  2. Controllare che gli orari siano corretti, soprattutto quando cambiano per le feste o per il periodo estivo.
  3. Inserire i nuovi eventi in calendario appena sono decisi, non il giorno prima.

Se più persone aiutano, assegnate i compiti: una per gli avvisi, una per gli eventi. Con i permessi per collaboratore ognuno lavora sul proprio pezzo senza rischiare di rovinare quello degli altri.

E per farsi trovare?

Un sito con i contenuti giusti è già a metà strada. Per comparire quando qualcuno cerca "Messe a [vostra città]" servono poi titoli chiari con il nome della parrocchia e della città, orari scritti in modo coerente e una scheda su Google aggiornata. Ne parliamo nell'articolo su come far apparire correttamente gli orari delle Messe su Google.

Da dove cominciare, oggi

Se il sito esiste già, fate un giro come se foste una persona nuova: gli orari sono giusti? C'è un numero che risponde? L'ultimo avviso è recente? Annotate tre cose da sistemare e cominciate da quelle.

Se il sito non c'è, non aspettate di avere tutto: partite con orari, contatti e avvisi, e aggiungete il resto strada facendo. Un sito semplice e aggiornato serve molto più di un sito bellissimo e fermo.

Provalo nella tua parrocchia.

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